Author: pensareinbeta

  • La spirale nascosta nei numeri complessi

    La spirale nascosta nei numeri complessi

    I numeri complessi sono uno degli argomenti più affascinanti della matematica. A prima vista sembrano un artificio astratto, un costrutto matematico utile solo a risolvere un’equazione che altrimenti non avrebbe soluzione alcuna. Eppure, i numeri complessi permeano la nostra realtà e sono utilissimi, indispensabili quasi, per spiegare fenomeni assai tangibili, come ad esempio la corrente alternata. 

    Il legame tra numeri complessi e spirale logaritmica è un esempio affascinante di come argomenti apparentemente diversi, come trigonometria, esponenziali, vettori e serie, possano ritrovarsi nello stesso luogo. Per questo motivo sono stati scelti come primo esempio di Unità di Apprendimento.

    Dai numeri complessi alla spirale logaritmica

    La domanda da cui siamo partiti è semplice da formulare: perché le potenze z,z2,z3z, z², z³… di un numero complesso si dispongono lungo una spirale? E quale spirale? Per rispondere abbiamo costruito un percorso in cui la formula di Eulero, la forma esponenziale e la formula di De Moivre conducono alla dimostrazione di un teorema: i punti zⁿ giacciono su una spirale logaritmica.

    Jupyter Notebook: quando matematica e Python si incontrano

    Per la realizzazione fattiva di questo progetto didattico abbiamo utilizzato uno strumento ancora poco diffuso nella scuola: i Jupyter Notebook.
    Un Jupyter Notebook è un ambiente interattivo che permette di lavorare nello stesso documento con codice, testo, formule, tabelle e grafici.
    Il notebook è organizzato in celle: alcune contengono testo formattato in Markdown, altre contengono codice eseguibile, molto spesso Python. La caratteristica fondamentale è che il codice può essere eseguito una cella alla volta, vedendo immediatamente il risultato sotto la cella stessa.
    In ambito scolastico, il vantaggio più interessante è probabilmente questo: il notebook trasforma il codice da semplice programma da eseguire a percorso di lavoro, nel quale lo studente può leggere una spiegazione, eseguire un esempio, modificarlo, osservare il risultato e rispondere a domande senza cambiare ambiente.

    Grazie alle potenzialità di questi notebook abbiamo unito matematica e informatica in un percorso che può essere adattato facilmente a qualsiasi esigenza.
    Il notebook che presentiamo è pensato per una classe quarta di un istituto tecnico tecnologico a indirizzo informatico, ma si può adattare a qualsiasi percorso, compresi quelli liceali. Richiede 6–8 ore, di cui 4 di matematica e 2–4 di laboratorio. Servono trigonometria, esponenziali e logaritmi e una nozione intuitiva di serie, oltre a un Python di base (variabili, funzioni, cicli).

    L’esplorazione dei numeri complessi si sviluppa in due direzioni. Da un lato la connessione tra le potenze di un numero complesso e la spirale logaritmica, curva che la natura approssima in molteplici contesti (dal nautilus ai bracci delle galassie). Dall’altro il codice Python che consente di rappresentare graficamente il piano di Gauss attraverso la versatile libreria matplotlib e visualizzare concetti anche astratti attraverso poche righe di codice.

    Lo scopo di questa Unità di Apprendimento è l’acquisizione dei concetti fondamentali dei numeri complessi partendo dalla curiosità per l’informatica. Il notebook sviluppa approfonditamente l’argomento, con alcuni excursus adatti anche a una classe più avanzata, e propone esercizi e sfide sia di matematica sia di informatica. Attraverso gli script in Python, l’interpretazione geometrica delle varie operazioni complesse diventa visibile e manipolabile: la somma come regola del parallelogramma, il prodotto come rotazione e omotetia, fino a una spirale che prende forma sotto gli occhi degli studenti mentre cambiano modulo e argomento. Il teorema non resta un enunciato: ogni passaggio della dimostrazione viene tradotto in una verifica numerica.

    Quando il codice sembra smentire la matematica

    C’è poi un aspetto che ci sta particolarmente a cuore. Nel notebook abbiamo lasciato una trappola: se per leggere la spirale si usa l’argomento principale di znzⁿ (quello restituito da np.angle) invece dell’angolo “srotolato” nφnφ, il rapporto tra ln|zn|ln|zⁿ| e l’angolo non è più costante e la verifica numerica sembra smentire un teorema vero.

    Un grafico che torna non è una dimostrazione, e un grafico che non torna non è una confutazione. Serve la matematica per capire che cosa il codice sta davvero calcolando, e serve il codice per accorgersi di che cosa la matematica dava per scontato. In un’epoca in cui uno studente può ottenere in pochi secondi un programma funzionante da un chatbot, la domanda diventa un’altra: sa dire perché funziona?

    Forse è proprio qui che matematica e informatica smettono di essere due materie e diventano un unico modo di non fidarsi alla cieca di ciò che vediamo sullo schermo.

    Il notebook è scaricabile qui

  • Due lune e un paio di mocassini: insegnare senza giudicare

    Due lune e un paio di mocassini: insegnare senza giudicare

    Ogni studente ha una storia che non sempre siamo autorizzati a conoscere, ma che dovremmo almeno immaginare. I nativi americani dicevano che non si dovrebbe giudicare una persona prima di aver camminato per due lune nei suoi mocassini. Forse insegnare significa anche questo: ricordarsi che, prima di giudicare un ragazzo svogliato, pigro, arrogante o incapace, dovremmo avere l’umiltà di domandarci quale strada abbia percorso prima di arrivare fino a noi.

    In questi anni mi è successo più di una volta di trovarmi di fronte ad uno studente facilmente etichettabile come svogliato, maleducato, sbruffone o, peggio di tutti, incapace.
    Ma mi è anche capitato, magari per caso, di leggere un suo testo, di sentire alcune parole dette ai suoi compagni, di incontrare la sua famiglia, insomma di avere uno scorcio della sua vita privata. Quella che fa di tutto per nascondere. E mi sono resa conto che, nella maggior parte dei casi, l’apparenza inganna davvero. Queste esperienze sono state difficili da digerire, perchè mi hanno fatto rendere conto di quanto fossi stata superficiale e, sostanzialmente, iniqua. Ho portato a casa una grande lezione però, che è probabilmente diventata la base fondante del mio modello di insegnamento: fino a prova contraria, lo studente si merita una chance.

    Ho imparato a cercare sempre il lato positivo nei miei studenti, che non vuol dire offrirgli una scusante, ma essere aperta a non saltare immediatamente a rapide conclusioni. Ho scelto coscientemente di correre il rischio di essere presa in giro, talvolta, perchè non riuscirei mai a perdonarmi di aver sbattuto la porta in faccia ad un ragazzo che invece aveva bisogno solo di essere capito. Questo non significa che io accetti comportamenti scorretti o che perdoni qualsiasi cosa ai miei studenti, anzi, vuol dire parlargli francamente, riprenderli anche duramente se è necessario, ma nel mio cuore c’è sempre un punto fisso: io gli voglio bene e loro questo lo capiscono anche senza tante parole.

  • Elogio all’imperfezione

    Elogio all’imperfezione

    Imperfezione significa anche essere a disagio, uscire dalla nostra comfort zone; significa trovarsi in difficoltà e dover gestire l’ansia sotto pressione.

    Se io spiano costantemente la strada, se semplifico tutto, se regalo tutto, se cancello quell’ansia che in piccole dosi permette di superare i propri limiti, lo studente ne uscirà uniformato, appiattito e, in definitiva, sminuito.

    Il kintsugi è un’antica arte giapponese che consiste nel riparare ceramiche rotte unendo i frammenti con resina o lacca e polvere d’oro, argento o platino. Anziché nascondere le crepe, la tecnica le valorizza, trasformando l’oggetto rotto in un’opera dal valore ancora più grande.

    Io devo essere un po’ come un maestro di kintsugi, perché l’imperfezione deve essere abbracciata, accettata, solo così può emergere l’unicità dei miei studenti, solo così darò loro la forza di cercare una buona idea, di emergere vincitori anche da una situazione che sembra senza via di uscita.

    Il mio compito di docente è trasmettere la voglia di essere unico, imperfettamente unico.