Un passo verso le vere competenze

Studenti impegnati in un’Unità di Apprendimento interdisciplinare con docenti, computer e progetti di elettronica

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Prima ora matematica. Seconda ora storia. Terza ora inglese. Quarta e quinta ora informatica. Sesta ora laboratorio di sistemi.
Questo potrebbe tranquillamente essere un giorno qualsiasi di uno studente della scuola in cui insegno: 50 minuti di una materia, campanella, cambio di quaderno, cambio di insegnante. Per certi aspetti, cambio di mondo. E poi sotto con altri 50 minuti. 
Ma deve essere veramente tutto così a compartimenti stagni? 
Secondo me no, soprattutto se vogliamo che i nostri studenti maturino quelle famose competenze che permettono loro di mettere in gioco le conoscenze e abilità acquisite per affrontare situazioni nuove. 

Dopotutto la realtà non è organizzata secondo l’orario scolastico.

Come si può realizzare un progetto didattico che vada in questa direzione?
Partendo dal presupposto che nessuna disciplina basta da sola, una delle parole chiave, secondo me, è interdisciplinarità. Ed è proprio qui che le Unità di Apprendimento possono diventare particolarmente interessanti.
Sono percorsi che chiedono allo studente di usare ciò che ha appreso, cercando di compiere quel passaggio fondamentale che va dal sapere al saper agire.

Come si fa a mettere in condizione lo studente ad effettuare questo passaggio?
Per esempio proponendo un compito di realtà, una situazione che possa in primis essere stimolante per lo studente.
Questo è un passaggio chiave che va ponderato e strutturato bene.
Perché sia effettivamente efficace, un compito di questo tipo deve mettere lo studente nella condizione di fare delle scelte in autonomia. Fare delle scelte, sappiamo bene,  comporta il prendersi delle responsabilità. Le scelte devono essere fatte sulla base di conoscenze e abilità diverse. Un’altra cosa interessante e stimolante è che non necessariamente ci debba essere un’unica strategia per risolvere il problema.
Nella realtà, del resto, nessuno ci dice quale formula utilizzare, quale capitolo ripassare o quale algoritmo applicare. Una parte del problema consiste proprio nel capire quali strumenti utilizzare.

Cambia totalmente anche la prospettiva dell’insegnante, che si trova a dover pensare a situazioni capaci di mettere in movimento i saperi. L’individuazione di queste situazioni potrebbe diventare il punto di partenza per ragionare sulle competenze richieste, sulle conoscenze da mettere in campo e sulle abilità da esercitare.
Un altro cardine deve essere la consapevolezza che i saperi, quando vengono messi alla prova dalla realtà, difficilmente possono restare separati. Il vero valore dell’interdisciplinarità sta nel far scoprire agli studenti che le diverse discipline possono entrare in relazione tra loro.
Non basta, però, mettere insieme più materie: bisogna creare una situazione in cui esse abbiano davvero bisogno l’una dell’altra.
È un approccio diverso, quasi rovesciato: non parto più da ciò che devo insegnare per decidere quale esercizio proporre, ma parto da una situazione significativa e mi chiedo quali conoscenze, abilità e competenze servano per affrontarla.

Abbiamo detto che ci potrebbero essere strategie diverse per arrivare alla soluzione del problema; ma non è detto che tutte queste strategie siano giuste. Una scelta può rivelarsi sbagliata. Ecco che diventa importante che lo studente se ne renda conto, la modifichi, chieda aiuto, cerchi nuove informazioni, torni sui propri passi e riprogetti.
L’obiettivo non è il raggiungimento a tutti i costi del risultato. Il risultato conta, certo, ma altrettanto conta acquisire la consapevolezza dell’importanza del processo che porta a quel risultato.

Tra gli aspetti più significativi di questo tipo di proposta didattica c’è sicuramente la valutazione. Se il nostro obiettivo è far sviluppare competenze non possiamo concentrarci solo nella valutazione del prodotto finale ma ci sono molti altri aspetti che dobbiamo essere in grado di osservare e valutare. Ma se cambia il modo in cui chiediamo agli studenti di apprendere, inevitabilmente deve cambiare anche il modo in cui li valutiamo. E questo merita una riflessione a parte che sarà sviluppata nel prossimo post.

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3 responses to “Un passo verso le vere competenze”

  1. […] soltanto nell’azione e in situazione, allora si aprono immediatamente due problemi.Il primo è: come si progetta una situazione di apprendimento capace di far emergere realmente una competenza?Il secondo è ancora più difficile: come la si valuta?È da queste due domande che, secondo me, […]

  2. […] è il titolo di una Unità di Apprendimento che, assieme ai colleghi, abbiamo intenzione di proporre ad una delle nostre […]

  3. […] Il legame tra numeri complessi e spirale logaritmica è un esempio affascinante di come argomenti apparentemente diversi, come trigonometria, esponenziali, vettori e serie, possano ritrovarsi nello stesso luogo. Per questo motivo sono stati scelti come primo esempio di Unità di Apprendimento. […]

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