Il giorno del mio infortunio, mentre penzolavo nel vuoto, sentivo una sensazione insolita tra le gambe.
Mi sono toccata. Le mani erano ricoperte di sangue.
Le mie mani non avevano nulla. Nei momenti più concitati nessuno ci ha badato.
Ma il sangue non va via da solo. Dopo due giorni avevo ancora le mani sporche.
Non ero più in pericolo di vita ma nessuno ha pensato alle mie mani.
Non è una accusa a nessuno, sono grata a tutti per quello che hanno fatto e continuano a fare per me.
Questa esperienza è diventata una metafora che voglio portare nella mia professione.
A volte assistiamo a cose che non sono catastrofiche. Di certo non questioni di vita o morte. E le lasciamo andare.
Magari abbiamo altro per la testa, siamo stanchi, o arrabbiati o abbiamo fretta di andare a casa.
Ma questa esperienza mi ha fatto capire che anche le cose piccole contano, che anche le esperienze che non sembrano traumatiche meritano attenzione, che dobbiamo dedicare due minuti, due parole a quello che ci sembra fuori posto.
Non lo sappiamo mai, ma una piccola attenzione può fare una grande differenza. Forse cambiare una giornata.


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